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Come favorire l’impollinazione nell’orto? Piccoli interventi dal grande impatto

Valeria Lazzaronidi Valeria Lazzaroni· 20/08/2026 21:16
Come favorire l’impollinazione nell’orto? Piccoli interventi dal grande impatto

L'impollinazione rappresenta uno dei processi biologici più fondamentali per la produttività dell'orto. Senza il lavoro degli impollinatori, circa il 75% dei raccolti mondiali dipende direttamente o indirettamente da questo fenomeno: non si tratterebbe semplicemente di ottenere meno frutti o verdure, ma di compromettere l'intera catena alimentare dell'agroecosistema domestico. Valeria Lazzaroni, che gestisce un orto sinergico sulle colline marchigiane, ha scoperto negli anni come piccoli interventi mirati possono trasformare radicalmente la presenza di api, bombi e altri insetti pronubi, aumentando i raccolti del 30-40% senza ricorrere a input chimici.

Perché gli impollinatori stanno scomparendo dall'orto

La riduzione degli impollinatori non è un fenomeno casuale, bensì il risultato di fattori concreti e misurabili. In primo luogo, la semplificazione del paesaggio agrario ha eliminato le siepi, i prati fioriti e i margini incolti dove questi insetti trovano rifugio e nutrimento. In secondo luogo, l'uso di pesticidi sinttetici, anche in quantità apparentemente minime, riduce la disponibilità di insetti impollinatori del 40-50% secondo studi dell'Università di Bologna.

Un ulteriore problema riguarda la scarsità di fiori disponibili durante l'intero ciclo stagionale. Molti orti vengono coltivati in monocoltura: si semina, si raccoglie, si arano i residui. Questa pratica lascia il terreno nudo per mesi, privando gli impollinatori di fonti alimentari critiche. Inoltre, le varietà ibride moderne spesso producono meno polline rispetto alle cultivar tradizionali, penalizzando insetti e orticoltori simultaneamente.

Creare habitat favorevoli per gli impollinatori

La prima strategia consiste nell'implementare un Corridoio biologico attorno e all'interno dell'orto. Non si tratta di trasformare l'appezzamento in un giardino floreale, ma di dedicare il 10-15% dello spazio a specie vegetali che forniscono nettare e polline durante le stagioni critiche della fioritura.

Tra le specie consigliate figura il cumino (Cuminum cyminum) che fiorisce tra giugno e agosto, oppure l'anice (Pimpinella anisum), la borragine (Borago officinalis) che attrae api domestiche e bombi, e l'issopo (Hyssopus officinalis). Queste piante richiedono poca manutenzione e offrono il vantaggio aggiuntivo di essere utilizzabili in cucina o per il compostaggio dei residui.

Per estendere il periodo di disponibilità di fioriture, è utile pianificare una successione temporale: fiori selvatici come il tarassaco da febbraio a marzo, trifogli dalla primavera all'inizio dell'estate, e infine echinacea (Echinacea purpurea) e astri per l'autunno. Questa strategia assicura una fonte alimentare continua per gli impollinatori da marzo a novembre.

Gestione dell'acqua e rifugi per i minatori solitari

Un aspetto frequentemente trascurato riguarda l'accesso all'acqua. Le api domestiche e i bombi necessitano di punti idrici superficiali per bere e raffreddare l'alveare durante il caldo estivo. La realizzazione di una piccola vasca poco profonda (10-15 cm), riempita con ciottoli o frammenti di corteccia dove gli insetti possono appoggiarsi, rappresenta un intervento minimalista ma efficace.

Circa l'80% degli impollinatori selvatici non vive in colonie strutturate come le api domestiche, bensì come individui solitari che nidificano in tunnel naturali dentro legno marcio, steli cavi di piante morte, o nel terreno. Preservare alcuni angoli dell'orto con residui vegetali non completamente decomosti, oppure installare nidi artificiali in bambù o legno forato (con diametri compresi tra 4 e 10 mm), favorisce la riproduzione di specie come i Megachilidae (api leafcutter) e i Xylofori.

Valeria Lazzaroni, nel suo orto sinergico marchigiano, mantiene deliberatamente alcune zone non coltivate, dove accumula rami e legno semi-marcio. Questa pratica, mutuata dalla Permacultura, ha aumentato visibilmente la presenza di bombi e api solitarie nel raggio di 500 metri, incrementando l'allegagione dei pomodori (Solanum lycopersicum) e dei meloni (Cucumis melo) del 35% nel corso di una stagione.

Eliminazione controllata dei pesticidi e gestione biologica dei parassiti

La transizione verso un orto favorevole agli impollinatori richiede l'abbandono totale dei pesticidi di sintesi. Anche insetticidi classificati come "a basso impatto ambientale" possono ridurre la densità di impollinatori nei 7-10 giorni successivi all'applicazione.

Per controllare i parassiti mantenendo gli insetti pronubi indenni, si ricorre a strategie agroecologiche: rotazione colturale, consociazioni (ad esempio il tagete accanto ai pomodori per allontanare afidi), posizionamento di trappole cromiche gialle (specifiche per mosche bianche e afidi), e introduzione di predatori naturali come coccinelle e sirfidi. Quest'ultimi si insediano spontaneamente se l'orto dispone della flora nettarifera già descritta.

Monitoraggio e documentazione dei risultati

Per valutare l'efficacia degli interventi, è opportuno condurre un monitoraggio semplice: conteggiare il numero di visite di impollinatori per fiore durante periodi di 15 minuti, una volta a settimana, nelle ore centrali della giornata (10.00-14.00). Questo dato, registrato su un quaderno o un foglio di calcolo, consente di tracciare la curva di aumento della popolazione.

L'incremento medio osservato in orti che adottano queste pratiche oscilla tra il 25% e il 60% nell'arco di una stagione, con variazioni dovute alle condizioni meterologiche locali e alla vicinanza di altre aree favorevoli agli impollinatori nel raggio di 2-3 km.

Investire tempo nella creazione di un habitat accogliente per gli impollinatori non rappresenta uno sforzo eccessivo, bensì una strategia di amplificazione biologica che trasforma l'orto da semplice appezzamento colturale a ecosistema produttivo e resiliente. Le testimonianze di orticoltori che operano sugli Appennini alle spalle di Ancona confermano che questi piccoli accorgimenti generano benefici misurabili in termini di quantità e qualità dei raccolti, riducendo simultaneamente la necessità di input esterni e rendendo l'orto un luogo di maggiore biodiversità e sostenibilità.

Valeria Lazzaroni
Valeria Lazzaroni

Dopo aver lasciato un lavoro d’ufficio in città, Valeria ha scelto di trasferirsi sulle colline marchigiane dove gestisce un orto sinergico con un gruppo di amici. Appassionata di tecniche di compostaggio, partecipa spesso a progetti che coinvolgono scuole e orti urbani. Scrive di biodiversità e pratiche di autosufficienza.